MOCA e bambù: approfondimento normativo

dicembre 15, 2021

In una recente comunicazione del Ministero della Salute si ricorda che i Materiali e Oggetti destinati al Contatto con gli Alimenti (MOCA) in plastica contenenti "polvere” di bambù (bambù macinato) sono dichiarati illegali. Infatti, la polvere di bambù e le sostanze simili ad essa, (ad es. il mais) non sono utilizzabili secondo il Regolamento (UE) n. 10/2011 come additivi per la produzione di MOCA in plastica, vista la mancanza di una valutazione del rischio dell’EFSA.

I MOCA contenenti polvere di bambù non vanno confusi con i MOCA di bambù vero e proprio. Tali prodotti, spesso presentati come un’alternativa naturale e sostenibile rispetto ai MOCA in plastica tradizionali, in realtà contengono comunque plastica; il bambù o altre polveri o fibre vegetali sono poi miscelate con resine contenenti melammina e formaldeide, utilizzata per tenere insieme gli ingredienti conferendo al materiale compattezza e durezza.

Proprio la migrazione di melammina e formaldeide al di sopra dei limiti di migrazione specifica (LMS) stabiliti dal Regolamento (UE) n. 10/2011 nei MOCA in plastica contenenti “polvere” di bambù è stata alla base delle numerose (65) notifiche del Sistema di Allerta Rapido per Alimenti e Mangimi (RASFF) dal 2019 a marzo 2021.

I MOCA non sono soggetti a controlli ufficiali alle frontiere, ad eccezione degli utensili da cucina in plastica a base di poliammide e di melammina proveniente da Cina e Hong Kong ed infatti, per evitare controlli all’importazione (e dazi doganali sui MOCA in plastica), gli operatori economici sono soliti classificare i MOCA in plastica contenenti "polvere” di bambù con il codice doganale destinato agli articoli da tavola e da cucina in legno e bambù.

Per questo la Commissione Europea ha deciso coinvolgere gli Stati Membri in un’azione coordinata volta a fermare il fenomeno di elusione dei controlli sanitari da parte degli operatori economici e tutelare la salute pubblica.
Nella fattispecie, tale azione coordinata punta a:
  1. Identificare e bloccare alle frontiere dell'UE i MOCA in plastica contenenti "polvere” di bambù;
  2. Rilevare alle frontiere UE le spedizioni dichiarate prive di prodotti illegali al solo fine di evitare controlli sanitari approfonditi e pagamento di dazi;
  3. Identificare e rimuovere dal mercato UE i prodotti illegali e riscuotere i dazi doganali evasi;
  4. Ribadire a tutta la filiera che i MOCA in plastica contenenti "polvere” di bambù non sono autorizzati nell'UE e devono essere immediatamente ritirati dal mercato;
  5. Sensibilizzare i consumatori.
Tenendo conto di quanto proposto dalla CE, il Ministero della Salute suggerisce che i posti di controllo frontalieri (PCF), per le importazioni in corso:
  • verifichino se tra le importazioni di articoli dichiarati con i codici doganali 44191900 (MOCA in bambù e legno) e 39241000 (MOCA in plastica) vi siano MOCA in polvere di bambù;
  • rifiutino i prodotti contenenti "polvere” di bambù, in particolare quelli erroneamente dichiarati con il codice doganale 44191900 (ad esempio, dichiarati come realizzati al 100% in bambù).

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